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Postato il 20.09.08 da Nicola Angrisano @ 12:49
Castelvolturno 19/09/08: Dalla strage alla rivolta. Una ricostruzione. Le parole degli immigrati.
La strage Ieri la strage, verso le 9 di sera, dentro e fuori una sartoria a Varcaturo (la ‘Ob Ob exotic fashions’ ). I killer, forse quattro, avrebbero fatto irrruzione con le pettorine della polizia e poi preso a sparare a due mani con mitra e pistole. Esplosi almeno 120 colpi. Una allucinante mattanza dalle modalità inedite in questa terra dove si uccide molto ma in genere in maniera meno fragorosa. Restano colpite sette persone, sei morti e un ferito ancora ricoverato in difficili condizioni. Sono tutti immigrati, ghanesi, togolesi, liberiani. Probabilmente alcuni si erano ritrovati insieme nella sartoria per consumare il pasto serale del Ramadan. Il Riot Il corteo di protesta parte nella tarda mattinata. Presto si trasforma in rivolta perchè la rabbia trabocca. Quando arrivano gli attivisti dell’Ex Canapificio lungo la Domiziana si sono formati ormai diversi blocchi, con barricate e fuochi, macchine ribaltate e segnaletica stradale divelta. In strada ci sono anche figli, mogli e parenti di alcune delle vittime, tantissimi amici e connazionali. Molte centinaia di persone. Le motivazioni di quest’esplosione stanno sicuramente nell’emozione e nel dolore della strage, ma anche in un insieme complesso di altre componenti. Provo a ricostruirle dal racconto di Mimma dell’ex-canapificio: ‘Anzitutto sostengono l’estraneità delle vittime rispetto alla camorra. In realtà ci sono molti che ne conoscevano specificamente una o un’altra e rivendicano la dignità della sua memoria. Ci sono ad esempio tante persone con una fotografia di Kwame Antony Julius Francis, che di mestiere faceva il muratore e da pochi giorni era tornato da Milano. Kwame era in Italia da sei anni come richiedente asilo, fino al riconoscimento di uno status di protezione umanitaria. Altri ricordano il proprietario della sartoria, El Adji Ababa, di cui anche i vicini di casa italiani difendono la reputazione. Vicinissima alla sartoria c’è un pseudo-agenzia della Western Union: diverse persone frequentano quel posto per inviare denaro ai parenti. E’ il caso probabilmente di Akey, una delle vittime che lavorava a Napoli come barbiere. In strada è presente la moglie, che ieri lo ha aspettato invano per ore prima di sapere della tragedia’. Ma ancora più forte è l’indignazione per un sentimento di discriminazione molto diffuso, che si mescola alla paura e all’incertezza del futuro: tanti temono che passata l’onda della notizia la polizia si dimenticherà della strage. E che l’impunità dei colpevoli fissi il prezzo della vita di un immigrato in questa zona. Non sarebbe la prima volta. Molti qui ricordano la morte di Job Augustine, nigerino, gambizzato nella vicina Giugliano per ‘futili motivi’ e deceduto poi in ospedale. Una morte senza colpevoli, come altre morti o sparizioni che a volte non vengono neppure alla luce. ‘Appena siamo arrivati - continua Mimma - in tanti gridavano che se fosse morto Berlusconi domani ci sarebbe il colpevole. Invece per sei neri non succederà niente’. Un episodio simile, seppur minore, c’è stato a Napoli un anno fà. Dopo il ferimento alle gambe di due ragazzi immigrati, gambizzati probabilmente per una festa troppo rumorosa (..!!). I loro connazionali si riversarono in piazza bloccando le strade con i cassonetti. Il motivo della protesta stava nell’impressione di inerzia avuta dalla volante della polizia che loro stessi avevano allertato (audio intervista a un immigrato presente). Protagoniste erano le stesse comunità dell’africa occidentale, soprattutto ghanesi e nigeriani. Un sentimento di frustrazione e di discriminazione che si sta quindi radicando, con l’impressione di essere compressi nel difficile status di persone senza diritti di cittadinanza e insieme oggetto dei peggiori stereotipi. Quando invece la stragrande maggioranza conosce il pane duro del lavoro sfruttato e non garantito nei tanti cantieri in nero dell’edilizia, nelle autorimesse, nelle piccole officine. Una frustrazione ancor maggiore perchè il sentimento di insicurezza e di abbandono si combina con la percezione che lo stato italiano sia vessatorio solo quando si occupa del loro diritto di soggiorno. In una parola sola ‘razzista’, come il grido che risuona più spesso nella giornata. ‘In molti - aggiunge ancora Mimma - denunciano violenze o minacce dai padroni di casa che cercano di cacciare con la forza gli immigrati, perchè temono il sequestro dell’immobile dopo le nuove norme del ‘pacchetto sicurezza’. E dicono che spesso i Commissariati di zona si rifiuterebbero di raccogliere le loro denunce, soprattutto se l’immigrato è senza documenti’. Storie diffuse: proprio in queste settimane è venuta fuori quella di Angel, una donna sola con la sua bambina, che è stata picchiata a sangue dal proprietario di casa. Angel sostiene di essere andata dalla polizia con gli abiti ancora sporchi di sangue, ma che si sarebbero rifiutati di raccogliere il suo racconto.In questo mix di rabbia, dolore, furia, indignazione e paura, i blocchi sono andati avanti fino alle dieci di sera. Intanto una delegazione di migranti ha incontrato il sindaco di CastelVolturno. Hanno chiesto la sua mediazione con le altre istituzioni perchè non ci sia impunità, perchè la verità venga a galla e siano valutate tutte le ipotesi, come ad esempio quella ‘estorsiva’. Hanno chiesto di riavere quanto prima i corpi delle vittime e di ricevere supporto rispetto all’ondata di azioni aggressive di chi vuole cacciarli dalle case. Il sindaco dal canto suo ha garantito che non avrebbe abbandonato mogli e figli delle vittime (vedremo…). Una parte della comunità immigrata ha annunciato così che domattina contribuirà a pulire le strade come segno di riconciliazione con gli altri abitanti ‘autoctoni’ di Castelvolturno :’perchè non protestiamo contro tutti gli italiani’. Ma la tensione resta alta, mentre dall’altra lato della città gruppi di residenti italiani protestano già per gli effetti del riot. Per domani è annunciato l’arrivo degli ambasciatori, in particolare di quello del Ghana. Un fatto non apprezzato da tutti. Temono che in nome della ‘diplomazia’ possa sminuire le ragioni della protesta. Sembra che in passato non abbia dato prova di grande coraggio. Un dimostrante sintetizza così:’il governo italiano deve considerarlo un ottimo scendiletto’. Archiviato in: insu^tv Commenti:
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[…] Giovedì 20 novembre: centinaia di poliziotti, unità cinofile, vigili del fuoco fanno irruzione alle 5 del mattino nel “Palazzo degli americani” a Castelvolturno, dove abitano centinaia di immigrati, il luogo simbolo dell’insediamento africano. Ufficialmente è una perquisizione in cerca di armi e droga, cercano anche dei latitanti, addirittura un Keniota (mai visto un keniota a Castelvolturno..). La perquisizione non da alcun esito, ma diventa l’occasione per una deportazione di massa di oltre 90 immigrati nei centri di espulsione! E’ uno sgombero di fatto del palazzo, perchè anche gli altri immigrati, spaventati, vanno via, pur pagando tutti l’affitto ed avendo i documenti! Alle 11.00 del mattino replicano i carabinieri. Due giorni dopo il palazzo appare semi-devastato, porte e finestre sfondate, alcuni immigrati lamentano la scomparsa di importanti somme di denaro… Sono passati appena due mesi dalla “Strage di San Gennaro”, la camorra che uccide 6 cittadini africani a Castelvolturno, la rivolta del giorno seguente, lo scandalo nazionale, lo Stato che invia centinaia di militari per “combattere la criminalità”, mentre il ministro della difesa, senza alcun elemento, parla di “guerra tra bande”. Una strage terroristica dai motivi ancora oscuri, rivolta probabilmente contro l’intera comunità migrante. Si parla degli interessi legati alla speculazione edilizia e ai fondi per il turismo che mal si sposano con la massiccia presenza immigrata, si parla della “propaganda armata” del “gruppo Setola” per rilanciare le estorsioni e affermarsi nella geografia dei clan casertani. Non trova invece alcuna conferma la pista battuta nell’immediato dai mass media: il presunto coinvolgimento degli uccisi nel traffico della droga. Erano lavoratori… Il 4 ottobre una grande manifestazione di protesta avvolge la città di Caserta con oltre 15000 persone. Le istituzioni locali sembrano reagire: a Castelvolturno si susseguono gli “eventi”… conferenze regionali sull’integrazione, gli stati regionali della scuola, fino al concerto contro la camorra, che segna anche la drammatica scomparsa di Miriam Makeba, artista sudafricana e simbolo della lotta all’apartheid. Un avvenimento che alla luce dei fatti di oggi diventa ancor più una tragica metafora… Dopo due mesi i corpi degli uccisi languono ancora all’obitorio in attesa di essere rimandati a casa, in Consiglio comunale viene chiesta la chiusura del centro Fernandez, unico centro di accoglienza, e i commercianti italiani si lamentano per i “troppi controlli” dei militari, attribuendone la responsabilità alla presenza degli immigrati! Infine (infine…?) il blitz del 20 novembre. Impossibile non coglierne anche la portata simbolica, il pesante segnale intimidatorio verso tutta la comunità africana. Come se la polizia completasse il lavoro della camorra! O forse la rivolta di settembre non poteva restare “impunita”… Il palazzo degli americani è il luogo in cui si è tenuta la conferenza stampa degli immigrati e del movimento antirazzista dopo la strage, è il luogo ripreso da tutte le trasmissioni televisive nei giorni seguenti. Oggi la polizia perseguita le vittime: eppure nessuna voce si è ancora levata sui mass media a denunciare il significato di questa operazione. Il sindaco Nuzzo, che già aveva detto che “senza troppi immigrati” Castelvolturno poteva diventare la nuova Malibù (…!!), addirittura appaude sotto la spinta dell’opposizione di centrodestra. Gli speculatori, dai Coppola in giù, sognano una nuova ondata di cemento. L’indignazione è già finita… Archiviato in: insu^tv Commenti: […]
Pingback di Il blog di Nicola Angrisano » Castelvolturno: Devastato il “Palazzo degli Americani”. Deportati 90 immigrati! — 23 Novembre 2008 @ 19:50
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Commento di Yahoouj — 23 Febbraio 2010 @ 3:57